Preventivo pellet Sardegna

Pellet Olbia vendita pellet per stufe in Sardegna

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vendita pellet  Olbia in SardegnaPellet Olbia Comune di 56066 Abitanti in Provincia di OT. il Pellet a  Olbia negli ultimi anni è diventato sempre di più una valida alternativa alle fonti di riscaldamento tradizionali usate a Olbia in provincia di OT . Ciò comporta una maggiore richiesta di Pellet da parte dell’utilizzatore sia privato che industriale a  Olbia in provincia di OT. Il Pellet che vendiamo in Sardegna ha un’alta resa energetica e prezzi competitivi che, comparati con gasolio, gas e metano, portano a risparmi fino al 50%. Oggi è possibile trovare in commercio sistemi di riscaldamento come stufe, caminetti, caldaie specificamente costruiti ed ideati per essere alimentati tramite pellet. Pellet Sardegna è e venduto a  Olbia in provincia di OT . La caratteristica di questo pellet Americano è determinata dal suo alto potere calorifico e dal suo bassissimo residuo di ceneri. E’ prodotto da tronchi di conifera decortecciati Americani pertanto in assenza totale di corteccia. Pellet Sardegna non contiene additivi chimici e neppure collanti. Pellet Sardegna ha un contenuto di ceneri sotto il valore di 0,5%. che vendiamo in Sardegna è venduto in tutta la Sardegna mediante il trasporto fino all'abitazione del Cliente a Olbia. Pellet Olbia, vendita pellet per stufe in Sardegna a Olbia, pellet americano a Olbia, rivendita pellet Olbia, miglior Pellet a Olbia

Pellet Olbia vendita pellet per stufe in Sardegna vendita pellet in Sardegna Pellet Olbia vendita pellet per stufe in SardegnaSCHEDA TECNICA
Legno vergine di Conifera
Diametro espresso in mm. 6 (mm)
Lunghezza 3.15≤L≤40 (mm)
Potere Calorifico ()  16,5≤Q≤19MJ/kg-3950≤Q≤4540kcal
Residuo ceneri (espresso in %) ? 0,5%
Sodio (espresso in PPM) 320 (PPM)
Umidità (espressa in %) ≤ 10%

Il Sacco
che vendiamo in Sardegna viene confezionato con un film di spessore di 110 micron microforato. Il film microforato permette di non avere all’interno del sacco quantità di aria che potrebbe compromettere la buona sigillatura durante il confezionamento creando inoltre un cuscino d’aria tra un sacco e l’altro che darebbe adito ad una cattivo stivaggio sul pallet. Il sacco è provvisto di un codice a barre EAN ( European  Article Number) utile all’ identificazione del prodotto.

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Olbia (IPA: [ˈɔlbja] Terranòa in sardo /terraˈnoa̩/, Tarranóa in gallurese /tarraˈnɔːa̩/) è un comune italiano di 54.833 abitanti, capoluogo, con Tempio Pausania, della provincia di Olbia-Tempio in Sardegna. Risulta essere il quarto comune della Sardegna per numero di abitanti, dopo Cagliari, Sassari e Quartu Sant'Elena.
È stata l'antica "capitale" del Giudicato di Gallura e la prima sede vescovile della Gallura (Diocesi di Civita – Ampurias sino al 1839). La città, una delle principali della Sardegna, è una realtà industriale e commerciale in piena espansione. Ha conosciuto negli ultimi decenni un rilevante aumento demografico ed uno sviluppo assai rapido della sua economia con il numero degli abitanti raddoppiato tra gli anni 1951 ed il 1981. Attualmente ne conta oltre 54.000 (nel 1964 erano 18.800). Il territorio comunale, con una superficie di 376,10 km², si pone al 24º posto tra i Comuni italiani per estensione.
Ricca di insediamenti turistici molto conosciuti, tra i quali Porto Rotondo e Portisco, è dotata di infrastrutture che ne fanno un polo turistico molto importante per l'intera Isola. Olbia è il motore economico della provincia e uno dei più importanti della regione. A partire dal nucleo storico del corso Umberto I, la città con il notevole incremento demografico degli anni sessanta si è notevolmente espansa in ogni direzione. I problemi di viabilità sono stati contrastatati con la creazione di una circonvallazione e delle sue relative sopraelevate, di un tunnel sottostante l'area del porto vecchio e di numerose rotatorie all'interno e fuori del centro urbano.Frammenti di ceramica ritrovati a Porto Rotondo ed una caratteristica statuetta femminile rappresentante la Dea Madre trovata a Santa Mariedda, fanno risalire al Neolitico Medio (4000 – 3500 a.C.) le prime testimonianze dell'uomo in territorio olbiense. Successivamente, durante il periodo Eneolitico, con ocra rossa furono raffigurate nelle pareti della grotta del Papa – sull'isola di Tavolara – delle figure umane schematizzate, risalenti al 2700 - 2500 a.C., mentre risale all'Età del Bronzo antico (1800 - 1600 a.C.) la Tomba dei giganti che si trova a Su Monte de s'Abe.

Ma a partire dalla media Età del Bronzo, in concomitanza della diffusione in tutto l'Isola della originale civiltà nuragica, anche nel territorio di Olbia si riscontrano insediamenti nuragici, man mano sempre più numerosi: sono più di 50 quelli attualmente conosciuti e vanno dai nuraghi monotorre, ai villaggi, ai pozzi sacri, alle sepolture megalitiche tra questi i monumenti più importanti sono: il nuraghe Riu Mulinu a Cabu Abbas; il nuraghe Putzolu, nella omonima località, detto anche lu Naracu; il villaggio nuragico Belveghile, sul prolungamento della sopraelevata nord in direzione Arzachena; il nuraghe Mannazzu o Mannacciu, sulla Statale 127 in località Maltana; il Nuraghe Siana o Zucchitta, nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Enas; il nuraghe Sa prescione 'e Siana, su una altura che domina la piana di Olbia, vi si accede dalla strada vicinale di Aratena; il pozzo sacro di Sa Testa, risalente al periodo compreso tra l'VIII e il VI secolo a.C., strada per Golfo Aranci; la tomba di giganti di Su Monte 'e s'Abe, sepoltura megalitica collettiva ad alleè couverte, originaria dell'Età del bronzo antico (1600 a.C.) ma rimaneggiate in periodo nuragico, mancante della stele centrale, lungo la strada per Loiri.periodo giudicale le fonti sono poche e frammentarie , citando Francesco Ignazio Mannu (nato a Ozieri il 18 maggio 1758 e morto a Cagliari nel 1839) "...S'isula hat arruinadu, custa razza de bastardos; Sos privilegios sardos Issos nos hana leadu, dae sos archivios furadu, nos hana sas mezzus pezzas et che iscritturas bezzas las hana fattas bruiare... Hanno rovinato l'isola questa razza di bastardi, i privilegi sardi li hanno portati via; hanno rubato dagli archivi i documenti più importanti, e come scritti inutili li hanno fatti bruciare..." , a parte gli scritti di Dionigi Panedda poco è stato pubblicato sul giudicato di Gallura.

Il primo giudice di Gallura di cui si hanno notizie certe è Manfredi , forse di origine pisana , che regnò grosso modo alla metà del XI secolo . La corte era itinerante (i giudici dimoravano in estate, per il clima più fresco, nei castelli di Balaiana e di Baldu (Luogosanto), nel castello della Fava (Posada) e a Tempio Pausania, dove è ancora visibile la casa di Nino Visconti), tuttavia Civita (nome medioevale di Olbia) era la sede di residenza privilegiata.

Civita in periodo giudicale venne cinta da mura (sulla porta principale vi campeggiava lo stemma giudicale) ed era il centro del potere religioso e civile del giudicato gallurese . Gli edifici più importanti erano la Cattedrale extra-muros di San Simplicio , edificata tra la fine del XI e gli inizi del XII secolo dal giudice Costantino sull'antica necropoli punico-romana in cui erano sepolti i resti del Santo martirizzato , il Palazzo giudicale , situato probabilmente nei pressi dell'ex caserma della Guardia di Finanza in Corso Umberto , dove in una cripta della Cappella palatina venivano tumulati i giudici e la Chiesa di San Paolo .Quando i Romani occuparono la Sardegna nel 238 a.C., la città non divenne solamente un centro commerciale, ma anche un'importante base navale militare. Fu collegata con il resto dell'Isola da tre importanti arterie stradali utilizzate dalle legioni ma anche per il trasporto di ogni mercanzia. Riorganizzata sull'impianto punico, la città divenne il più importante centro della costa orientale sarda e dal suo porto (il più vicino alla Penisola), partivano le navi cariche di materie prime verso la capitale. La città, il più importante avamposto romano della Gallura, fu minacciata nei primi anni della conquista romana dalle incursioni dei cosiddetti Corsi della Gallura e dai Balari del Monteacuto. L'Olbia romana (talvolta trascritta sui miliari nella forma "Olvia" o "Olbi") stimava una popolazione di oltre 5.000 abitanti ed era dotata di un foro, di strade lastricate, di terme pubbliche ed acquedotto (proveniente dal monte Cabu Abbas, dal latino caput aquarum). Vi risiedeva, inoltre, e possedeva vasti latifondi e una fabbrica di laterizi (riportanti il bollo Actes Aug[usti] l[iberta]), la libertà di Nerone, Atte, esiliatavi dopo il matrimonio dell'imperatore con Poppea.

Al 304 d.C., sotto il regno dell'imperatore Diocleziano vi è attestato il martirio di San Simplicio, trafitto da una lancia e morto dopo tre giorni di agonia insieme ai suoi tre compagni Rosola, Diocleziano e Fiorenzo, e poi sepolto nella necropoli romana fuori dalle mura. In tale necropoli, durante gli scavi effettuati nel 1904, fu scoperto un tesoro contenente 871 monete d'oro di diverso taglio e portanti il marchio di 117 diverse famiglie romane. Da segnalare i ritrovamenti avvenuti nel 1999 nell'area del porto vecchio durante i lavori per la costruzione di un tunnel. In quell'occasione ritornarono alla luce 24 relitti di navi romane e medievali; furono i Vandali ad affondare alcuni dei relitti portando alla distruzione dell'abitato ed al crollo della città antica che comunque continuò a sopravvivere. Tra le vestigia del periodo romano sono importanti i resti dell'Acquedotto Romano in località Tilibbas, edificato tra il I e il II secolo per trasportare, su un percorso di 7 km circa, l'acqua delle sorgenti sulla montagna di Cabu Abbas alle terme della città antica; i resti della villa rurale romana di s' Imbalconadu, risalente al 150 a.C. circa nell'età repubblicana, lungo la strada per Loiri dopo il rio
La lingua più parlata in città è l'italiano. Accanto ad esso, la città rappresenta una vera e propria isola linguistica logudorese, seppure con caratteristiche del tutto locali, in Gallura: infatti il logudorese locale, l'olbiese, vanta ad Olbia numerosi parlanti. In particolare, si presenta un continuo contatto tra il dialetto logudorese locale (terranoesu) e il dialetto gallurese, tanto che, negli anni, vi è stata una forte influenza del lessico gallurese su quello terranovese ("sa copulada" in olbiese, "la cuppulata" in gallurese, "su tostoine" in logudorese; italiano "la tartaruga". "Su colzu" in olbiese, "lu colciu" in gallurese, "s' iscuru" in logudorese; italiano "poverino" etc). Oltretutto le varie comunità di cittadini provenienti da altre parti della Sardegna, in particolar modo quelle buddusuine e bittesi, mantengono, soprattutto al livello familiare, l'uso del loro dialetto. Secondo recenti stime, il 62% degli abitanti di Olbia parla una variante locale, e tra questi il 44,6% afferma di avere una competenza attiva del sardo, mentre la competenza attiva del gallurese si riduce al 39%. Molte famiglie olbiesi, tuttavia, hanno una competenza attiva sia del dialetto logudorese-olbiese sia del dialetto gallurese: parlano logudorese-terranovese in città, gallurese con gli altri abitati della Gallura
Nel mese di agosto del 1989, in un violento rogo, sviluppatosi nella frazione di San Pantaleo, morirono 13 persone.
Nel mese di agosto 1993 sempre per un altro incendio, 3 persone persero la vita nella località di Sos Aranzos a pochi chilometri da Golfo Aranci

 

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